IO NON VINCO, TU NON PERDI

E’ appena uscito un volume pubblicato dall’Unicef dal titolo IO NON VINCO TU NON PERDI. E’ possibile averlo richiedendolo direttamente a [email protected]
All’interno del volume un capitolo molto interessante è quello curato dai nostri amici del Centro Pace e Dintorni di Milano dal titolo Trasformazione di conflitti interculturali. La responsabile del Centro ci ha rilasciato questo breve commento: <>.
L’integrazione interculturale è la sfida che l’umanità ha di fronte a sè dopo la fase di profonda crisi in cui si trova oggi il multiculturalismo-ismi. Tutte le politiche che le nazioni hanno intrapreso in suo nome ne hanno già dimostrato ampiamente i limiti ed i rischi.
Le statistiche ci dicono che negli ultimi 5 anni gli alunni stranieri presenti nelle scuole italiane della lombardia sono passati da 42mila a 72mila e che oggi in Italia gli studenti stranieri sono quasi 300mila e di oltre 120 etnie differenti.
La convivenza interetnica diventa sempre più una meta a cui aspirare, ma è chiaro ormai che si deve partire dall’attivazione e capitalizzazione del fattore umano. Non per altro i 2 elementi portanti su cui si basa la costruzione di una convivenza interetnica sono la scuola e la famiglia due ambiti in cui il fattore umano è centrale. E forse non è poi così casuale che siano proprio queste due sfere ad essere oggi fortemente in crisi.
Per quanto riguarda la scuola italiana che ha fama di essere stata sempre molto accogliente nei confronti degli stranieri, è però importante uscire dalla visione benevola, aproblematica e avulsa dal contesto. E’ necessario rivedere il passaggio ascrizione – acquisizione, cioè quel prezioso passaggio in cui si intrecciano memoria (il bagaglio culturale della cultura di provenienza) e nuove acquisizioni (linguistico-culturali e sociali del contesto in cui si ritrovano), perchè lì sta la ricchezza del nuovo e lì si gioca buona parte del loro e del nostro futuro. Non è un passaggio semplice perchè per certi versi significa essere disposti a modificare il nostro stesso modo di intendere la cultura. Ed essere disposti a vederla in termini processuali e non statici, cioè come un qualcosa in continua evoluzione e non cristallizzata e inviolabile – già inevitabilmente frutto di contaminazioni e ancora e sempre più contaminabile.

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